Piolet d’Or alla Carriera 2010 : Reinhold Messner
Reinhold Messner è conosciuto in tutto il mondo come il primo uomo ad aver scalato 14 montagne oltre gli 8.000 metri. Ma la sua carriera non si riduce a quest’unico grande risultato, non solo perché Messner ne ha scalati 18 di Ottomila, ma soprattutto perché ha infranto e superato i limiti normalmente accettati all’epoca, effettuando dei veri e propri salti nell’ignoto.
Il giovane Messner da subito fa parlare di se e delle sue imprese.
Nel 1968 apre con il fratello Gunther, la Sass dla Crusc (o Heiligkreuzkofel), una via di 550 m dove viene realizzato per la prima volta un passaggio di VIII grado.
L'anno successivo stupisce il mondo dell’alpinismo realizzando, in solitaria, due delle più difficili vie su roccia e ghiaccio dell'epoca: il diedro Philip-Flamm del Civetta e la facciata del nord delle Droites, scalata nel tempo record di otto ore e mezza con due soli bivacchi, per il periodo, un’impresa eccezionale.
©Pascal Tournaire
Nel 1970 effettua la sua prima scalata in Himalaya, il versante Rupal del Nanga Parbat (8125 m). Una volta in cima con il fratello, senza corde, decide di scendere per il versante Diamir. Gunther scompare sotto una valanga e Reinhold riesce a tornare a valle, al termine di un’incredibile odissea.
Nel 1972, arriva nuovamente in vetta ad un ottomila, scalando il versante sud occidentale del Manaslu.
Nel 1975 partecipa ad una spedizione capitanata da Riccardo Cassin alla volta del versante sud del Lhotse, nonostante la qualità del gruppo, la scalata è un insuccesso. Ma Reinhold non si abbatte e pensa già all’obiettivo successivo: affrontare in doppia gli 8000 in stile alpino. Trova il compagno ideale: Peter Habeler. Nel 1974 i due danno prova della loro velocità e capacità tecnica sulla facciata nord dell’Eiger e arrivano in cima nel tempo stupefacente di 10 ore. È il record dell'epoca.
Alcune settimane dopo la sconfitta del Lhotse, sempre in Hilalaya, completa e apre con Peter la prima ascesa senza ossigeno di una vetta oltre gli 8.000: il Gasherbrum 1 (8068 m): inizia una nuova era.
Nel 1978, Reinhold apre una via in solitaria sul versante Diamir del Nanga Parbat e lo stesso anno, sempre con Peter Habeler, compie un’impresa eccezionale, scala l’Everest senza l’ausilio di bombole di ossigeno, impresa considerata all’epoca impossibile per l’uomo perché troppo rischiosa.
Gli anni successivi sono una serie di performance straordinarie e, seguitando a proporre un approccio all’alpinismo basato sullo stile di arrampicata leggera, continua a conquistare numerose vette Himalayane, spesso aprendo nuovi percorsi o tentandone per primo l’ascesa in inverno come nel 1980, quando apre in solitaria una via sul versante nord dell’Everest durante la stagione dei monsoni.
Nel 1982, Messner non si ferma, apre una difficile via sul Kanchenjuhga con Friedl Mutschlechner, mentre nel 1984 con Hans Kammerlander, supera un nuovo limite con il primo concatenamento di due 8000, il Gasherbrum 2 (8035m) e il Gasherbrum 1 (8068m). Nel 1985 i due firmano l’apertura di una nuova via sulla parete occidentale dell'Annapurna e nel 1986 Reinhold, sempre in cordata con Hans, diviene il primo uomo ad aver conquistato tutti i quattordici ottomila (arrampicando anche alcune cime più di una volta).
Ormai entrato nella leggenda dell’alpinismo, spesso idolatrato e a volte contestato per le sue scelte radicali e la sua filosofia alpinistica volta a non invadere le montagne, ma solamente ad arrampicarle, Reinhold si fa attrarre dal mondo dell’esplorazione e dell'avventura (Tibet, Bhoutan, Pamir, deserto dei Gobi, Groenlandia, Antartico, Georgia del sud…). Si impegna nella difesa dell'ambiente, causa che sposerà fino ad essere eletto al Parlamento Europeo nel 1995. Alla fine del suo mandato, si lancia in una nuova avventura, la realizzazione di 5 musei dedicati alla montagna, i Messner Mountain Museum e, senza dimenticare il sociale, si impegna nella costruzione di una scuola nella valle del Diamir, ai piedi del Nanga Parbat, attraverso la sua Fondazione.
Uomo dalla straordinaria tempra e carattere, all'inizio degli anni ‘70, ancora giovane alpinista Dolomitico, Reinhold Messner aveva pubblicato un’opera premonitrice “Il settimo grado”.
Questo libro contiene i germi che presagiscono agli incredibili sviluppi che avrebbe realizzato nel campo dell’alpinismo. Ricordando i passaggi di questo libro ispirato, la traccia che Messner ha lasciato nell’alpinismo è davvero quella di un visionario.





